In occasione delle Olimpiadi invernali del 2006, la città di Torino, nell’ottica della ristrutturazione urbanistica globale per l’evento, ha iniziato i lavori di eliminazione degli edifici incompatibili con le strutture previste. In particolare per la piazza ospitante la cerimonia d’apertura e lo stadio di hockey su ghiaccio, il Comune, dovendo procedere alla demolizione della vecchia area della piscina comunale in corso Sebastopoli, si è trovato nella situazione di dover abbattere diversi alberi qui presenti. Sulla base dell’esperienza che a partire dagli anni ‘90 tale città ha maturato nel trapianto meccanizzato di grandi essenze vegetali utilizzando la tecnologia Opitz Optimal di cui Floricoltura S. Donato Milanese è esclusivista per l’Italia, si è deciso di sfruttare nuovamente questo sistema per movimentare e salvare circa 25 piante da quest’area, trasferendole nel parco di Piazza d’Armi: ha creato così un pronto effetto in questa zona altrimenti ottenibile solo con tanta e tanta pazienza, in non meno di trent’anni. Le operazioni hanno avuto inizio il 28 febbraio e si sono concluse nella mattinata del 4 marzo: in meno di 3 giorni e mezzo sono stati spostati 3 Platani alti tra i 9 e i 12 m, con diametro del tronco fra 47 e 54 cm, 7 Tigli alti da 9 a 11 m di diametro del tronco sui 50 cm, 10 Carpini alti circa 11 m, diametro sui 30 cm, 2 Cipressi alti 9-10 m, diametro 45 cm, ed 1 Abete Glauco alto 6 m con diametro 44 cm. Tali piante dovranno adesso avere un periodo di manutenzione di circa 3 anni per addattarsi alla nuova dimora ma, benchè inizialmente fasciate e palificate per sicurezza, sono perfettamente sane.
A differenza di altri paesi Europei, al momento in Italia esiste una cultura minore, ma in via di sviluppo, per quanto riguarda il patrimonio arboreo, dotato di inestimabile valore sia dal punto di vista ecologico, che da quello monetario. Attenzione al cittadino, al verde pubblico e privato, e rispetto per ciò che la natura ha creato in anni e anni, fondamentale per il miglioramento della qualità della vita, sono rivolte sempre più da quelle amministrazioni locali, enti e grandi aziende che hanno compreso l’importanza della questione, rendendosi conto che anche nel nostro Paese è possibile trapiantare piante d’alto fusto, salvandole, evitando il loro abbattimento e non impoverendo la ricchezza delle essenze vegetali nazionali.
Come nel caso di Torino, molti Comuni, enti e ditte, sentendo l’esigenza del verde come vero e proprio dovere civico e morale nei confronti delle nostre città sempre più grigie e dei loro abitanti, per la realizzazione di nuove opere di viabilità o per esigenze urbanistiche, hanno trovato la soluzione più adatta rivolgendosi alla Floricoltura S. Donato Milanese. Attiva dal 1968, da vecchia fattoria lombarda si è presto trasformata in una moderna azienda agricola e florovivaistica. Dal 1980, in seguito all’incontro con la ditta tedesca Opitz-Optimal, che proponeva da qualche anno in Europa una tecnologia di trapianti allora del tutto sconosciuta e per certi versi impensabile, col marchio Grandi Trapianti ha avuto in esclusiva per quanto riguarda l’Italia il know-how e le attrezzature che permettono di effettuare in tempi ridottissimi trapianti e spostamenti di alberi prima impossibili.
La serie di mezzi per la movimentazione delle piante ha incominciato a nascere circa 30 anni fa dalla creatività del signor Opitz: fondamentalmente giardiniere di grande inventiva, con l’aiuto del fratello, meccanico, dopo aver visto alcune macchine zollatrici negli Stati Uniti, inesistenti in Europa, si è messo all’opera per costruire artigianalmente uno strumento analogo, migliorandone notevolmente i difetti. L’apparecchio visto negli USA era in grado di fare grosse zolle, ma aveva la necessità di servirsi di un ulteriore mezzo per il trasporto; inoltre le piante venivano trasferite in posizione verticale, cosa impensabile nel vecchio continente, pieno di ostacoli quali ponti, cavi… Studiando il problema per coricare la pianta durante il trasporto, e per creare una macchina autosufficiente, dopo molti esperimenti è riuscito a costruire artigianalmente la prima trapiantatrice, una 1800, sigla che rappresenta in mm il diametro massimo delle pale zollatrici. Dal successo di questa è stato possibile aumentare l’attività, e con ulteriori prove e migliorie sono stati creati, sempre in casa, altri mezzi con prestazioni e numeri sempre maggiori. Le 2500, prima evoluzione e modello più usato anche in seguito, realizzano zolle di 2,5 m per 1,60 m di profondità, movimentando 3,5 m3 di terreno. Le macchine più grandi, sono le due 3000, a 4 e a 5 assi, che si differenziano per la grandezza della zolla: la 5 assi, andando fino a 1,50 m di profondità, crea una
zolla da 6,5 m3, mentre la a 4 assi, pur avendo potenza maggiore, va sotto 1,10 m, sempre per un diametro 3 m, e fa una zolla da 4,5 m3; l’asse in più è necessario per il peso maggiore del volume sollevato. Altra diversità fra le due, è che la 4 assi può lavorare anche parcheggiata, lateralmente, a 180°, mentre la più grande, pesando 38.000 kg dopo le necessarie elaborazioni, ed avendo il baricentro molto alto, può operare esclusivamente sul retro.
Per realizzare il grosso lavoro di Torino, è stata utilizzata la Optimal 3000/l 5 assi, macchina unica in Europa, di cui esiste un solo prototipo che interviene in tutto il continente. Costruita nel 1992 sulla base di un camion lanciarazzi cecoslovacco Tatra particolarmente potente, ne mantiene tutta la tecnologia militare (tutte le ruote funzionano separatamente, sterzanti…). L’attrezzo per la zolla, retrattile e girevole, costituito da due vanghe semisferiche apribili, azionato da un sistema idraulico, ha l’aspetto di una grossa palla. Una volta stazionato il mezzo, il meccanismo zollatore va indietro fino a raggiungere la pianta da spostare, posizionandosi parallelamente al terreno; si apre, solleva le vanghe adagiandole poi per terra: queste penetrano nel terreno in maniera non pneumatica scivolando facilmente, prendono la zolla a cucchiaio circondando l’albero che esce verticalmente al centro, solleva il tutto per poi coricarlo in posizione orizzontale, pronto al trasferimento in un identico buco precedentemente creato dalla stessa zollatrice.
La differenza fra le 3000 ed i modelli inferiori consiste nel diverso tipo di vanghe: al posto delle 2 semisferiche, ce ne sono 5 piatte indipendenti, che vengono posate nel terreno separatamente. Di fronte a possibili problemi sotterranei, hanno il vantaggio di poter affrontare gli ostacoli in modo più elastico, operando però un taglio meno bello; inoltre rimangono più punti in cui le radici vengono strappate, 6 fessure rispetto alla compattezza della zolla avvolgente, che rimane intera e preserva maggiormente l’habitat della pianta.
Tutte le trapiantatrici Opitz vengono noleggiate “a caldo”, ossia con un operatore esperto, in grado di compiere l’intero lavoro, aiutato da un sistema di azionamento telecomandato, dopo aver trasportato la macchina in loco (la 3000 5 assi è prevista fra i trasporti eccezionali senza scorta).
L’enorme vantaggio della tecnologia Opitz-Optimal è apportato da numerosi fattori.
Si possono movimentare alberi di notevoli dimensioni, non trasferibili con i sistemi tradizionali.
Con le normali tecniche bisogna preparare le piante molto tempo prima, 1-2 anni, ridurre, tagliare, potare…; le zolle che vengono fatte intorno sono molto più ampie e non profonde; quando poi la pianta deve essere sollevata, le radici vengono strappate anziché tagliate, generando microfratture interne, che comportano marciume radicale, scompattamento della zolla e perdita della micorriza (il rapporto benefico che nel sottosuolo si crea fra la pianta e il fungo). Riducendo di poco l’apparato superiore (il taglio delle radici comporta una potatura proporzionale) alcuni giorni prima del trasferimento, creando una zolla grossa e compatta per lasciare all’albero il più possibile della terra in cui è cresciuto, e tagliando le radici in un solo punto, praticamente si annullano i rischi per la futura vita dell’essenza vegetale. Lo spostamento è comunque un trauma per la pianta: in quest’ottica, per garantire la perfezione del lavoro, Floricoltura S. Donato Milanese chiede una manutenzione, fondamentale, biennale o triennale a seconda della circonferenza del tronco, fornendola in prima persona o istruendo personale qualificato. Anche da un punto di vista economico, la possibilità di movimentare tante piante in poco tempo, per mezzo di una sola macchina e di un solo uomo, con ottimi risultati a fronte della manutenzione, comporta un’ulteriore prerogativa del sistema.














