Troppo spesso si leggono sui giornali notizie di incidenti mortali. Eccesso di velocità, guida in stato di ebbrezza. Troppo spesso, però, si sente anche parlare di incidenti banali, ma resi mortali da impatti con il guard rail. Accorgimenti tecnici che dovrebbero salvare la nostra vita, finiscono per essere vere e proprie armi. Le normative come gestiscono questo grave controsenso e qual è la situazione italiana? Un piccolo ripasso tecnico è fondamentale per capire meglio il problema.
Il guard rail è un dispositivo di sicurezza ideato per contenere i veicoli all’interno della carreggiata. Il suo utilizzo è fondamentale per limitare gli incidenti dovuti a sbandamento. Senza questi sistemi, leggere distrazioni o colpi di sonno, mentre si è alla guida, potrebbero causare molte più vittime. I guard rail più diffusi sono quelli costruiti da diversi montanti collegati fra loro da nastri a bi-onda o a tri-onda che permettono un contenimento elastico degli urti. Così facendo, i veicoli fuori controllo non invadono la corsia opposta, come invece accadrebbe se l’urto fosse rigido. Fin qui tutto bene. Tale meccanismo risulta efficace con autovetture a quattro ruote ma risulta essere, al contrario, pericolosissimo quando ad essere coinvolti in un incidente sono dei motociclisti. Nell’urto, infatti, i montanti del guard rail possono provocare mutilazioni nonché vere e proprie decapitazioni. Colpiti ad alta velocità, gli stessi nastri di collegamento (molto taglienti) possono causare danni irreparabili. Le lesioni alla colonna vertebrale – la maggiore tra le cause di morte di motociclisti – sono dovute all’impatto con il guard rail e solo raramente alla caduta dalla moto.
In Italia, da anni esistono le norme “giuste”. L’art. 47, comma 2, della legge n. 120 del 2010, recante “Disposizioni in materia di sicurezza stradale”, prevede la sostituzione delle barriere obsolete o danneggiate con guard rail di nuova generazione. Sulla base della normativa UNI EN 1317 in materia di progettazione, omologazione e impiego della barriere stradali di sicurezza (nonché dei regolamenti CE 765/2008 e UE 305/2011, e delle comunicazione della Commissione dell’Unione Europea nell’ambito dell’applicazione della direttiva 89/106/CEE), il Mi­nistero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha anche riorganizzato, nella teoria, la normativa sulla sicurezza stradale (decreto 28.6.11 pubblicato in G.U. n. 233 del 6.10.11), prevendendo, tra l’altro, che:
– a decorrere dal 1° gennaio 2011 i dispositivi di ritenuta stradale utilizzati ed installati devono essere muniti di apposita marcatura CE, posta a seguito dell’emissione di un certificato CE di conformità rilasciato dall’organismo notificato, nonché di un’ulteriore dichiarazione CE di conformità rilasciata dal produttore del dispositivo. Questo deve anche indicare le caratteristiche tecniche del prodotto sulla marcatura e sull’etichettatura;
– l’installazione, la manutenzione, i controlli e le riparazioni dei dispositivi di ritenuta stradale devono essere eseguiti in conformità alle prescrizione e indicazioni fornite dal produttore e descritte nel necessario manuale per l’installazione;
– l’appaltatore che installa gli impianti di sicurezza stradale deve acquisire in originale o in copia autentica “i rapporti delle prove al vero” effettuate su prototipi rappresentativi del dispositivo di ritenuta stradale con le modalità d’esecuzione delle prove stesse, comprensive della verifica dei materiali del prodotto.
I dispositivi sprovvisti di marcatura CE potranno essere utilizzati solo fino a 12 mesi dall’entrata in vigore del decreto (vale a dire sino alla fine del 2012). Poi, in teoria, sostituiti.
La predetta normativa è in linea con la comunicazione della Commissione Europea del 20 luglio 2010 (SEC 2010/903) relativa gli orientamenti 2011/2020 sulla sicurezza stradale, orientamenti che si prefiggono di dimezzare il numero di vittime della strada, in Europa, entro il 2020.
Ma, nella pratica, c’è ancora molto da fare, soprattutto per gli utenti delle due ruote.
Nonostante la legge n. 120/2010, in Italia ci sono voluti anni per mettersi d’impegno e cercare di applicare le regole. La risoluzione parlamentare del 13.6.13 ha impegnato il Governo, tra l’altro:
– ad assumere tutte le iniziative per individuare i tratti di strada a maggiore incidentalità per i motociclisti, al fine di provvedere alla loro messa in sicurezza in via prioritaria;
– a promuovere l’installazione di barriere stradali più sicure e sistemi di sicurezza idonei a garantire l’incolumità dei conducenti di motoveicoli, prevedendo in particolare il montaggio sui guard rail esistenti di attenuatori d’urto e sistemi per la protezione dei motociclisti su barriere e pali, in particolare nelle curve e nei tratti stradali ad alto tasso di incidentalità per i veicoli a due ruote, in linea con la regolamentazione europea;
– a promuovere una campagna di informazione e di comunicazione volta a sensibilizzare i conducenti dei veicoli a due ruote sui rischi derivanti dai comportamenti scorretti alla guida, con particolare attenzione ai conducenti più giovani;
– ad assumere iniziative per prevedere che una quota parte del gettito delle sanzioni pecuniarie sulla circolazione stradale sia destinato all’adeguamento dei guard rail con l’installazione dei dispositivi “salva motociclisti” nei tratti stradali e autostradali più a rischio;
– ancora, a dare pronta e completa attuazione alla legge 120/2010 e, in particolare, alla parte in cui è prevista la sostituzione delle barriere obsolete o danneggiate, da parte di enti proprietari e concessionari delle strade e delle autostrade, con guard rail di nuova generazione, più sicuri per i motociclisti (art. 47);
– ad insistere in sede europea per promuovere l’emanazione di una disciplina finalizzata alla sicurezza dei motociclisti, in particolare prevedendo specifici crash test al momento dell’omologazione delle barriere di ritenuta.
In questo senso, l’1/5 luglio 2013 è stato approvato il disegno di legge n. 587 recante delega al Governo per la riforma del codice della strada. Tale disegno prevede, tra l’altro, l’introduzione di disposizioni riguardanti la progettazione e costruzione di strade più sicure con espressa previsione di una moderna segnaletica e la creazione di infrastrutture ed arredi finalizzati anche alla sicurezza dei motocicli.
E, poche settimane fa, il M5S ha presentato un emendamento all’ultima legge di stabilità per stanziare 15 milioni di euro da destinare alla sicurezza stradale: “Fondi per installare subito barriere salva motociclisti nei tratti stradali più a rischio”, sostituendo i comuni guard rail in lamiera con nuovi “progettati e testati” per l’impatto con un motociclo. Se l’emendamento venisse accettato, enti locali e gestori potrebbero mettere in sicurezza i tratti stradali più a rischio, in velocità ed autonomia.
Ad oggi, quindi, nonostante la recente buona volontà, pare essere ancora fermi sugli “impegni”. C’è bisogno però che questi convincimenti divengano veri e propri “obblighi” per concessionari, comuni, appaltatori.