Il Gruppo Merlo è conosciuto in tutto il mondo per i suoi sollevatori telescopici, una realtà all’interno della sua gamma di prodotti molto articolata che interessa diversi ambiti applicativi. Agricoltura, industria, costruzioni, movimento terra, contoterzisti, manutenzione viaria e urbana, manutenzione boschiva. Fondato nel 1964 da Amilcare e Natalina Merlo, l’attuale Gruppo Merlo dà lavoro a più di milleduecento persone impegnando una superficie di oltre 220.000 m2 ubicata a San Defendente, nei pressi di Cuneo. Nel settore dei sollevatori telescopici, Merlo è considerato da anni il leader tecnologico, con oltre 130 brevetti ed idee da sempre rivoluzionarie per il settore. Questa vocazione verso il miglioramento delle macchine ha portato a presentare il primo sollevatore ibrido della storia, l’unica macchina di questo genere che può lavorare anche in interni a emissioni zero. Un costruttore che guarda costantemente avanti quindi, atteggiamento che non viene però manifestato solo nei confronti delle nuove tecnologie, ma anche sul campo, operando cioè sia nel concreto e a fianco del cliente finale per anticiparne le esigenze. Rientra in tale filosofia, per esempio, la frammentazione delle macchine orientate all’agricolo in cinque diverse classi di prodotto, ciascuna delle quali, oltre a proporsi con mezzi caratterizzati da prestazioni e contenuti specifici, punta anche a far fronte ad attività ben precise. I sollevatori compatti, per esempio, sono molto orientati alle aziende zootecniche, a differenza dei MultiFarmer, che invece guardano alle aziende agricole di medie dimensioni o dei Professionali, che sono stati studiati per i contoterzisti. Chi opera nel settore del biogas trova poi nella gamma Alta Capacità le macchine più indicate per far fronte alle continue movimentazioni richieste dagli impianti, mentre chi vuol disporre di mezzi in grado di operare con successo negli ambiti operativi più diversi può far riferimento alla gamma TurboFarmer, la più ricca della casa e anche quella che meglio sfrutta il concetto di progettazione modulare, proponendo inoltre 50 diverse varianti fra potenze e allestimenti, ciascuna delle quali è poi ulteriormente personalizzabile attingendo agli optional originali Merlo. Di fatto una gamma quasi infinita, la cui messa a punto non potrebbe essere sostenuta dal solo comparto agricolo, ma che si giova in termini di contenuti e anche di ritorni, delle esperienze che il Gruppo matura negli altri settori di attività in cui è attivo, la cantieristica e l’edilizia in primis, ma anche le manutenzioni urbane, viarie e forestali oltre che in ambito militare. Il concetto di modularità progettuale e costruttiva fa sì che i mezzi orientati a tali ambiti molto abbiano in comune con quelli agricoli, ma non sono gli stessi. Né a livello di prestazioni né di contenuti. Basti pensare a tale proposito alle famiglie che fan capo ai sollevatori telescopici Roto, così denominati in quanto sia la cabina di guida sia il braccio sono installati su una piattaforma girevole che trasforma il mezzo in una sorta di gru mobile di alta capacità. Orientati soprattutto all’edilizia, i Roto possono raggiungere altezze massime di trenta metri, prestazione sei volte più elevata delle altezze medie raggiunte dalla gamma agricola e che quindi garantisce indirettamente circa la capacità dei tecnici Merlo di far lavorare le proprie macchine a grandi altezze in assoluta sicurezza. Gli stessi gruppi meccanici che sono alla base dei sollevatori si ritrovano poi sui mezzi dedicati alle manutenzioni forestali, riuniti sotto l’egida del marchio Tre Emme e orientati anch’essi a specifiche attività. I movimentatori siglati B sono in effetti di uso generale, gli Nd guardano alle manutenzioni viarie invernali, i Vr alla pulizia delle banchine e degli argini e gli Rr alle manutenzioni ferroviarie avendo la possibilità di muoversi sugli stessi binari sui quali viaggiano i treni. Ogni lavoro ha la sua macchina, quindi, stesso concetto su cui si basa la gamma dei minitrasportatori Cingo, e, soprattutto, dei compattatori a marchio Tecno, i mezzi “meno agricoli” che il Gruppo piemontese produce, ma che potrebbero presto diventare famigliari nelle campagne se il settore della raccolta rifiuti si decidesse a orientare il conferimento dell’umido urbano negli impianti biogas. Merlo mette a disposizione delle strutture municipali preposte al ritiro dei rifiuti ben sei diverse famiglie di camion, con quella di attacco, i leggeri serie Urbis che si limitano alla raccolta, risultando orientati ai piccoli agglomerati urbani, ai centri storici e alla raccolta porta a porta. Le altre gamme, più strutturate, mettono invece a disposizione la possibilità di compattare i prodotti di scarto suscettibili di tale lavorazione trovando la loro massima espressione prestazionale nei compattatori serie Zenith, studiati per far fronte alle esigenze delle grandi aree urbane. Da segnalare gli Azimut, veri e propri jolly di settore in quanto abbinano a discrete capacità di carico un’elevata agilità e, soprattutto, la possibilità di sostituire al propulsore termico tradizionale un power train ibrido che permette di far lavorare e muovere la macchina su brevi percorsi a emissioni zero. E a questo punto, se si torna mentalmente ai sollevatori ibridi citati in apertura, è chiaro come le esperienze maturate in un contesto operativo diano luogo in Merlo a sinergie progettuali che nessun altro costruttore di settore può avanzare e che vanno sempre e comunque a vantaggio dell’operatore finale.